ANNA BANTI

Anna Banti (pseudonimo di Lucia Lopresti, Firenze 1895-Ronchi di Massa 1985).
Lucia Lopresti nacque a Firenze il 27 giugno 1895 da una famiglia di buona borghesia di origine calabrese. Incoraggiata agli studi umanistici dal padre Vincenzo, avvocato, durante gli anni del liceo Visconti a Roma conobbe Roberto Longhi, che sposerà nel 1924. Dopo la laurea in Lettere presso l'Università La Sapienza con una tesi su Marco Boschini, trattatista e poeta del Seicento, Lucia esordì nel 1919 come critica d'arte. Tra il 1919 e il 1921 firmò infatti alcuni scritti sulla rivista “L'Arte”, diretta da Adolfo Venturi, relatore della sua tesi di laurea: il primo di essi, dedicato al Boschini, fu elogiato da Benedetto Croce sulla “Critica”.

Da una prosa di memoria passò in seguito al puro genere narrativo, unendo alla sua raffinatissima scrittura complesse situazioni psicologiche e privilegiando soprattutto l'analisi sociale della condizione femminile. La scrittrice scelse di utilizzare lo pseudonimo di Anna Banti nel 1937 in occasione della pubblicazione di Itinerario di Paolina, raccolta di prose autobiografiche recensita da Goffredo Bellonci sul “Giornale d'Italia” (13-6-1937): il nome apparteneva ad un’elegante signora, lontana parente della madre di Lucia, che lei aveva spesso incontrato da adolescente, rimanendone affascinata.

Alla raccolta di racconti Il coraggio delle donne (1940), fecero seguito il primo romanzo, Sette lune (1941), le prose Le monache cantano (1942). Nel 1944 era quasi pronto il suo nuovo romanzo Artemisia, vivido ritratto della pittrice Artemisia Gentileschi, ma il manoscritto andò perduto durante il bombardamento che distrusse la casa fiorentina di Borgo San Jacopo e l'opera uscì in una nuova redazione nel 1947, cinque anni prima dell'uscita dell'altro capolavoro di Anna Banti, il racconto Lavinia fuggita, comparso nella raccolta Le donne muoiono, vincitrice del premio Viareggio nel 1952.

Nel dopoguerra Anna Banti svolse un importante ruolo culturale, fondando nel 1950, insieme a Roberto Longhi, la rivista “Paragone”, di cui curò la sezione letteraria. Sulla rivista apparvero regolarmente i suoi interventi di critica letteraria e cinematografica (ma recensioni cinematografiche dette frequentemente anche all’ “Approdo letterario”), parte dei quali raccolti nel volume Opinioni (1961); mentre su quotidiani e settimanali veniva pubblicando articoli di costume.

Nel 1953 uscì il romanzo Il bastardo (ristampato col titolo La casa piccola, 1961). Già nel 1957 alla sua opera veniva dedicato un omaggio sulla “Fiera Letteraria”.

Dalla metà degli anni Cinquanta la scrittrice ricevette altri numerosi e prestigiosi riconoscimenti critici: nel 1955 il premio Marzotto con Allarme sul lago, nel 1957 il premio Veillon per La monaca di Sciangai e altri racconti e nel 1967 il premio Asti d'appello per Noi, credevamo, romanzo storico di argomento risorgimentale, nel 1972 il premio Bagutta per Je vous écris d'un pays lontain, nel 1973 il premio D'Annunzio per La camicia bruciata, nel 1974 il premio il Ceppo, conferitole per il racconto Tela e cenere, poi nella raccolta Da un paese vicino (1975). Altri volumi importanti sono il romanzo Le mosche d’oro (1962), i racconti di Campi elisi (1963) e la biografia di Matilde Serao (1965).

Gli interessi verso la critica d'arte, sempre coltivati dalla Banti, sono testimoniati da numerosi saggi da lei pubblicati tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta: celebri sono gli studi monografici dedicati a Lorenzo Lotto, Fra Angelico, Diego Velázquez, Claude Monet e Giovanni da San Giovanni. Nel 1981 raccolse in volume, col titolo Quando anche le donne si misero a dipingere, una serie di ritratti di pittrici. Negli ultimi anni presiedette la Fondazione di Studi di Storia dell’arte Roberto Longhi. Profondamente interessata alla letteratura straniera, la Banti tradusse opere di importanti autori europei ed americani, tra i quali Jane Austen, Jack London, William Thackeray, Virginia Woolf, André Chastel e Colette.

Anna Banti morì il 2 settembre 1985, quattro anni dopo aver dato alle stampe il suo ultimo romanzo Un grido lacerante, estrema e autobiografica riflessione sulla sofferenza della condizione umana.